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LIPODISTROFIE DA INSULINA: SOLO INESTETISMI?

La lipodistrofia  da iniezioni d’insulina (LDI) è un’alterazione localizzata del tessuto adiposo sottocutaneo, strettamente correlato  a 3 fattori:
1) il traumatismo ripetuto dell’ago d’iniezione,
2) l’accumulo locale d’insulina  e
3) la reattività tissutale del soggetto.

Si distinguono 2 tipi di LDI:
-la lipoipertrofia: è un aumento circoscritto del volume delle cellule adipose del sottocutaneo che dà origine a un nodulo di consistenza aumentata e di dimensioni molto variabili (può essere visibile oppure solo palpabile), fig. 1;
-la lipoatrofia: appare invece come un’area depressa della cute a causa dell’assottigliamento del tessuto adiposo sottocutaneo.

lipoipertrofia

Nello sviluppo della forma ipertrofica  prevalgono l’azione locale di crescita dell’insulina, che determina ingrandimento delle cellule adipose, e la reazione tissutale  infiammatoria cronica connessa al traumatismo delle punture frequenti. Le dimensioni dei noduli sottocutanei sono  tanto maggiori quanto più elevate sono le dosi d’insulina  e  più numerose le punture nella stessa zona.

Nella forma atrofica,  dopo una fugace reazione flogistica iniziale si verifica nel sottocute un graduale assottigliamento del tessuto adiposo che viene gradualmente sostituito da tessuto fibroso, per cui alla fine del processo si ha una retrazione della superficie cutanea che appare depressa rispetto all’area circostante, fig. 2.
lipoatrofia
Significato della lipodistrofia
Dal 30 al 60% dei diabetici insulino-trattati nelle varie casistiche sono affetti da  lipodistrofie nei punti di iniezione. La forma di gran lunga più frequente è quella ipertrofica (in oltre il 95% dei casi).
Alla domanda: “Sono solo inestetismi?” la risposta è” Assolutamente no”, in quanto nelle aree lipodistrofiche l’assorbimento dell’insulina è irregolare e imprevedibile. Ciò può spiegare molti casi di scarso controllo metabolico.
Inoltre, quando un paziente che presenta noduli sottocutanei inizia a praticare le iniezioni di insulina in aree di cute sana, la dose totale di insulina va ridotta di circa il 10%, onde evitare episodi ipoglicemici.
Il medico deve fare la sua parte
1.  chiedendo sempre al paziente con scompenso metabolico  come e dove somministra l’insulina,  a quale temperatura la utilizza (l’insulina fredda può avere effetto irritante nel tessuto sottocutaneo), che tipo di aghi utilizza per le penne e se  utilizza lo stesso ago nelle punture successive;
2. ispezionando (e palpando)  le aree d’iniezione utilizzate dal paziente

Evoluzione e trattamento
I noduli lipoipertrofici se lasciati a riposo a lungo talora possono regredire; se persistenti o di  grandi dimensioni, possono essere rimossi mediante liposuzione o escissione chirurgica.
Le aree depresse di lipoatrofia invece possono essere trattate con filler, se non rispondono a iniezioni topiche di cortisteroidi o applicazione di unguento a base di disodiocroglicato.
Ci si può chiedere: ” Com’è possibile che il diabetico si ostini a praticare l’iniezione in un’ area lipodistrofica?La risposta è semplice: le zone più utilizzate per le iniezioni subiscono una progressiva denervazione, per cui alla lunga diventano “aree indolori”.

Prevenire la lipodistrofia da insulina
Occorrono pochi accorgimenti
1. non usare mai penne fredde, appena tirate fuori dal frigo (occorre tenere la penna d’uso quotidiano a temperatura ambiente)
2. utilizzare sempre  una sola volta l’ago per iniettarsi l’insulina; la punta dell’ago si deforma già dopo il primo uso (fig. 3 a e b)
ago deformato
3. preferire aghi corti (di 4-5mm) e di buona qualità
tipi di ago
4. applicare la tecnica della rotazione dei siti d’iniezione (continua a leggere).

 

Referenze bibliografiche

Documento di consenso: Raccomandazioni per una corretta tecnica iniettiva e per la prevenzione delle lipodistrofie e del rischio di punture accidentali. Il Giornale di AMD, 2015;18:209-217
http://www.aemmedi.it/files/Linee-guida_Raccomandazioni/2015/ Documento_di_ consenso_2015.pdf

 

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